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I sicari di Trastevere
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Mazzucco, Roberto

I sicari di Trastevere

Palermo : Sellerio, 2013

Abstract: Un giornalista viene ucciso nel freddo Carnevale del 1875. Diciassette pugnalate, lui solo nella redazione del quotidiano La Capitale che dirige. E Raffaele Sonzogno, nipote del fondatore della grande casa editrice: milanese, uomo della sinistra senza timori reverenziali e senza sotterfugi, è venuto a Roma a fare la sua parte nella lotta per le imminenti decisive prove elettorali. Il delitto si presenta subito ambiguo: da un lato, sembra la congiura di una banda scalcinata della malavita di Trastevere; dall'altro potrebbe essere la coda di una scandalosa storia di adulteri. Ma entrambe le ipotesi sembrano condurre a mandanti ben più in alto nella gerarchia sociale. Indagano un onesto delegato di polizia e il giovane cronista Filandro Colacito: dietro di loro, però, vegliano i superiori - forse per insabbiare, forse per depistare. Sono gli ultimi mesi del potere della Destra storica, già si profila all'orizzonte il governo della Sinistra. Due diverse concezioni dell'Italia, due modi di rapportarsi al popolo e di guardare verso i tempi moderni. E quanto più sono autoritari e inesorabili i modi del morente regime, tanto più spregiudicati gli esperimenti di affari e clientela del gruppo emergente assetato di novità e sospinto da ceti fino a ieri esclusi. Di questa Roma, già dominio del Papa Re e divenuta palcoscenico di una rivoluzione all'italiana, I sicari di Trastevere è una versione in nero, potremmo dire che ne è il romanzo criminale.

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Alla fine del XIX secolo, in un periodo storico che vede l'Italia in una fase di grande transizione dai poteri monarchici e temporali verso un governo elettivo in cui si fronteggiano i primi partiti politici, Raffaele Sonzogno è un uomo che si schiera contro chi vuole sfruttare il territorio di Roma ed edificare in maniera selvaggia. L'uomo è a capo di un giornale e attraverso questo denuncia le ingiustizie, ma come ogni uomo ha una vita privata, affetti e amicizie che vengono usate contro di lui fino alla tragica uccisione e anche dopo. Il delegato di polizia e l'amico giornalista Colacito che indagano sul delitto ammantato da un velo passionale non si fermano alle apparenze e scoprono che la lunga catena di sicari coinvolti è manovrata da uomini potenti per scopi politici e affaristici. I due riusciranno a portare alla luce solo alcuni frammenti di tutti gli intrighi edili a cui Sonzogno aveva rivolto la sua attenzione ma nel processo prevale la cautela dei giudici a non voler inimicarsi imprenditori, politici e religiosi, per non parlare dell'innominabile Garibaldi per il suo ruolo nella recente Unità d'Italia, e pertanto la catena si spezzerà a Luciani, vecchio amico di Sonzogno, capro espiatorio poiché si è schierato contro l'amico ed è stato l'amante di sua moglie.
Il libro ha un suo fascino, sia per la collocazione storica, sia per la collocazione geografica con la sua "romanicità" che si fa largo con la voce dei personaggi, sia per i temi molto attuali di criminalità che abusa delle leggi o le piega per interessi economici a scapito del territorio e non solo. Roberto Mazzucco ha uno stile personale che a tratti affascina ma molto più spesso è stringato fino a fare una sorta di resoconto di cronaca. Questo a volte confonde un po' il lettore, il libro infatti è il ritratto di uno spaccato storico in cui ogni personaggio ha un vissuto interessante ma resta un personaggio poiché a mio avviso Mazzucco avrebbe dovuto esaltare di più il loro spessore.

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