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Gli ultimi messaggi del Forum

N. - Ernesto Ferrero

Premio Strega 2000. Isola d'Elba 1814: mentre il popolo e i nobili locali accolgono con entusiasmo Napoleone in esilio, il giovane bibliotecario Martino Acquabona scrive il diario di quei giorni.

Solo bagaglio a mano - Gabriele Romagnoli

Anelo alla leggerezza, soprattutto quando si avvicina il momento di preparare lo zaino per un breve viaggio. Eppure, il bagaglio è sempre troppo pesante rispetto alle effettive esigenze. Ultimamente mi sembra che anche la quotidianità si sia appesantita più del dovuto; ma non è facile liberarsi della zavorra. Non ci riuscirò neppure dopo aver letto Solo bagaglio a mano di Gabriele Romagnoli (edito da Feltrinelli), però non credo fosse intenzione dell’autore scrivere un manuale di self-help, né avere l’arroganza di spiegare l’arte di star al mondo per vivere felici.
Gabriele Romagnoli è uno che ha viaggiato e viaggia molto, che ha abitato in quattro continenti e vissuto in città impegnative come Beirut o Il Cairo.
Traslocare dall’Egitto al Libano solo per avere una diversa prospettiva del Medio Oriente: sicuro che serva a qualcosa? Un cacciavite elettrico serve. Un milione di euro serve, non spostarsi da un luogo ad un altro senza una ragione concreta. Epperò, l’idea di vivere una vita senza appesantirci, senza illuderci; l’idea di scegliere la libertà, di consumare il necessario, di saper perdere cose, di non lasciarsi bloccare dal passato, di osare… non può che affascinarmi. Senza elogiare il pauperismo (come afferma lo stesso Romagnoli), né mitizzare la decrescita o la bellezza del sacrificio. Tutt’altro. Non possedere non equivale ad essere poveri.
È bravo Romagnoli nel toccare i punti deboli dell’uomo contemporaneo (specie se sei già in crisi di tuo), e anche se a tratti appare un po’ banale e non nascondo ci sia qualche frase retorica, è piacevole leggere alcuni aneddoti di viaggio e appuntare titoli per nuove scorribande in biblioteca.

https://librinvaligia.blogspot.com/2019/08/solo-bagaglio-mano.html

Kagami ga Kita - raccolta di storie brevi di Rumiko Takahashi

Questo volume contiene sei racconti brevi che risultano nel complesso una lettura leggera ed interessante per chi ama la cultura nipponica. Infatti l'autrice mescola, con equilibrio ed esperienza, la leggerezza delle vicende scolastiche al mondo di demoni, spiriti e personaggi tipici della cultura popolare giapponese. Lo stile grafico è ovviamente accattivante, ricercato e semplice. Lo consiglio vivamente!

Sottomissione - Michel Houellebecq

Parigi, 2022: il partito islamico vince le elezioni e conquista il potere. Un caso editoriale (uscito nello stesso giorno dell'attentato a "Charlie Hebdo") che ha fatto discutere tutta la Francia. E non solo.

I bei momenti - Enzo Siciliano

Premio Strega 1998, è un romanzo insolito in cui l’autore, Enzo Siciliano, attraverso la stesura di un finto diario personale di Costanze Weber, moglie di Mozart, mescolando sapientemente verità e invenzione, ci racconta una personale versione della storia di Amedeo Mozart e la sua piccola Tanzerl. E sebbene ci siano passaggi che richiamano scene del film Amadeus di Milos Forman, il romanzo indaga in maniera originale e approfondita le personalità di tutta una serie di personaggi così ben tratteggiati da bucare le pagine.

Il cineclub del mistero - Valerio Varesi

Questo è stato un po' meglio. La trama più avvincente e meglio costruita degli altri. Alla fine però niente di eclatante. Proverò ancora, sembra che l'autore migliori via via, così spero di leggere al più presto un giallo di mio completo gusto.

Tre donne - Dacia Maraini

Nonna, figlia e nipote sono costrette a vivere nella stessa casa. Ognuna insegue i propri sogni, ha la sua vita e mal sopporta le altre. Finché un uomo, fidanzato di una delle tre, frantuma il già fragile equilibrio.

Sender Prager - I. J. Singer

E' un breve, magistrale romanzo di uno dei più grandi scrittori del 900: il polacco Israel Jousha Singer. Sender Prager, proprietario di un ristorante di Praga, ha sedotto tutte le cameriere del suo locale, lasciando credere a ciascuna di loro che l'avrebbe sposata. Decide, invece, di unirsi in matrimonio con Edye, una signorina di buona famiglia. Per le sue nozze, Sender prepara una grande festa. Ma le cameriere "sedotte e abbandonate" meditano vendetta.

La straniera - Claudia Durastanti

In rete e sui quotidiani si trovano molte belle recensioni su La straniera di Claudia Durastanti. 35 anni, scrittrice traduttrice, accidental american: nata a Brooklyn da genitori italiani, tornata in Italia, a sei anni, in un paesino lucano in cui c’erano più capi di bestiame che persone, trasferitasi a Roma per studiare Antropologia alla Sapienza e poi emigrata a Londra nel 2011, dove vive attualmente.
Le belle recensioni parlano di una scrittura forte e abile, della ricchezza del vocabolario, dell’originalità nell’affrontare il presente e saperci ragionare sopra. Generalmente non leggo tanti romanzi italiani contemporanei, però negli ultimi mesi ne ho presi in prestito più del solito. Non so se sia casuale questo desiderio di molti autori nostrani di parlare di sé, di raccontare sprazzi della propria esistenza anche quando la vita è così rocambolesca da trasformarsi facilmente in un romanzo. Lo è quella della Durastanti, non tanto per le sue continue migrazioni, quanto per esser figlia di genitori entrambi sordi, indisciplinati e anarchici, passionali e violenti. Personalità forti e ingombranti per una figlia che passa da un’infanzia e un’adolescenza solitaria ad una vita da adulta apparentemente libera da condizionamenti, come lo è stata quella di sua madre.
Un po’ memoir, un po’ romanzo, un po’ lessico familiare, diverse riflessioni e digressioni culturali sull’essere stranieri:
"Possiamo fallire una storia d’amore, il rapporto con una madre. Ma quando una città ci respinge, quando non riusciamo a entrare nei suoi meccanismi più profondi e siamo sempre dall’altra parte del vetro, subentra una sensazione frustrata di merito, che può farsi malattia. Straniero è una parola bellissima, se nessuno ti costringe a esserlo; il resto del tempo, è solo il sinonimo di una mutilazione, e un colpo di pistola che ci siamo sparati da soli".

Claudia Durastanti sa raccontare; entri ed esci da stanze con bucce di mandarino sul divano e calzini di spugna anneriti dall’andare scalzi, finisci in soffitta a leggere decine di libri, marinando ripetutamente la scuola; cammini tra le strade di Londra, ripercorrendo le vicende di Mary Wollstonecraft, Mary Shelley e Anna Bolena.
La straniera è un libro scorrevole, scritto con una lingua elegante, un ricco vocabolario e diversi spunti di riflessione (a partire dai concetti di identità e appartenenza). Però non mi ha convinto. Gli ultimi capitoli, poi, mi hanno dato il colpo di grazia: molto filosofeggiare sull’amore e sulle vicende sentimentali dell’autrice che hanno fatto girare rapidamente le pagine per chiudere il libro e restituirlo presto alla biblioteca.

Diario di uno scrittore in pigiama - Dany Laferrière

Semmai avessi avuto voglia d'iniziare a scrivere, m’è passata dopo aver ascoltato Dany Laferrière a Libri come, lo scorso marzo, ed è scomparsa definitivamente dopo aver letto il suo Diario di uno scrittore in pigiama. Non importunerò scrittori contemporanei con telefonate assurde a ora di cena né invierò manoscritti a destra e manca. Continuerò ad essere l’altro lato della catena, quella che sbocconcella libri presi in prestito dalla biblioteca o cede a raptus di acquisti compulsivi portando a casa romanzi che non sa più dove stipare né quando leggere. Insomma, continuerò a fare la lettrice, senza negarmi il piacere d’ascoltare dal vivo scrittori ironici e irriverenti come l’haitiano-canadese Dany Laferrière. A Libri come, per l’appunto, subito dopo aver risposto a una domanda di Annalena Benini (maniacale nell’esplorare le vite degli scrittori e il loro rapporto con la scrittura), bisbiglia qualcosa alla traduttrice, si alza e se ne va in bagno, come nulla fosse, mentre la sala mormora imbarazzata Ma dove va?
Dany Laferrière dichiara d’aver scritto Diario di uno scrittore in pigiama per dare una risposta definitiva ai tanti aspiranti scrittori - scocciatori che lo chiamavano ad ora di cena chiedendo consigli di scrittura o che stavano lavorando a una tesina. «Con questo libro pensavo di poterli fregare, rispondendo a tutte le loro domande ed evitando fastidiose telefonate. Invece ora mi chiamano per interrogarmi sul libro e sul perché abbia dato questo o quel suggerimento».
Sebbene non sia posseduta dal sacro fuoco della scrittura, ci sono almeno tre cose che inizierò a fare dopo aver letto Diario di uno scrittore in pigiama:
- portare sempre con me un taccuino (è vero, la faccio già. Ma poi lo uso pochissimo fidandomi della memoria. Che inizia a perder colpi).
- Leggere con accanto un bicchiere di vino. Ce n’è parecchio tra le pagine di Laferrière, il quale associa la lettura al vino e la scrittura al caffè (ognuno ha i suoi gusti. Visto che devo ridurre il numero di caffè giornalieri…)
- Trascorrere una giornata immersa in una vasca da bagno (che non ho) e uscirne solo a lettura ultimata, trasformandomi in un lettore acquatico.
- Leggere, leggere, leggere. E di spunti di lettura in Diario di uno scrittore in pigiama ce n’è a bizzeffe.

"Resto convinto che la migliore scuola di scrittura sia la lettura. È leggendo che s’impara a scrivere. I bei libri formano il gusto. E i nostri sensi si acuiscono. Sappiamo che una certa frase suona bene perché ne abbiamo lette tante altre ben scritte. Il ritmo e la musica finiscono per scorrerci nelle vene. Il giudice è invisibile perché è annidato in noi. Ed è un giudice spietato. Critica le nostre scelte in fatto di libri, i nostri gusti, le nostre idee, le nostre intenzioni. Non gli sfugge niente. È una nuova identità."

Aldo Moro - Guido Formigoni

Lo storico Guido Formigoni ricostruisce la vicenda umana e politica dello statista pugliese. La tragica morte ha nascosto molti aspetti della personalità di Moro. Molto ben trattata è la parte relativa al programma di Moro: portare nell’area della democrazia più forze politiche possibili, in pratica attrarre il PCI verso l’area governativa, questo soprattutto dopo il boom economico e il 68, dove la società italiana correva il rischio di avere una parte della popolazione che non si riconosceva nello Stato. Lo scopo politico di Moro non era quello di portare i comunisti al governo, ma di renderli difensori della democrazia e di far nascere una revisione ideologica nel PCI.
L’autore dice di non credere nel coinvolgimento degli USA nella sua tragica fine, portando prove dei buoni rapporti con Kennedy e delle frizioni con Nixon e Carter. Inoltre si mostra scettico sulla volontà dei sequestratori di volere trattare con lo Stato nei giorni del rapimento, non negando il fatto che ci siano state trattative private.

Di chi è questo cuore - Mauro Covacich

Inizia da un ecocardiogramma in un centro di medicina dello sport, l’ultimo libro di Mauro Covacich, Di chi è questo cuore. Il cuore è il suo, del Covacich runner, fanatico della corsa, del nuoto, cultore del corpo e della prestazione fisica perfetta. Anche dopo i 50 anni. Anche se nella vita fai lo scrittore e non vivi di corsa. Ma il runner convinto finisce per organizzare la sua giornata intorno alla corsa e talvolta pensa che senza la corsa non potrebbe vivere.
Se la corsa è la tua passione, sai di cosa sto parlando e comprendi il trauma di Covacich davanti al mancato rinnovo del certificato per attività agonistica, motivato dalla frasetta della cardiologa: “Eh sì, per un po’ lei deve stare a riposo”.
Di chi è questo cuore è un romanzo pieno di corpi, di ossessioni, di radio, della Roma del Villaggio Olimpico; è un continuo scrutare le persone che circondano l’autore, alla ricerca della loro duplicità: il modo in cui si presentano all’esterno e la fragilità interiore, le molteplici forme del dolore.
Non ci sono personaggi in questo libro ma persone: quando Mauro Covacich dice io, intende lui medesimo, quando parla della sua compagna, Susanna, si riferisce a Susanna Tartaro, curatrice dello storico programma Fahrenheit, in onda su radio3.
Un libro coraggioso: la sincerità nel mettere su carta brandelli di vita che io, ad esempio, se fossi stata la compagna di Covacich, dubito avrei permesso di fare.
Covacich cerca di placare la sua inquietudine, partire da una sensazione di disagio vissuta in prima persona, per sviscerarla attraverso la scrittura.
Allora perché la mia irrequietezza è aumentata nel corso della lettura? Forse perché mi sono ritrovata in alcune elucubrazioni di Covacich; forse perché in alcune pagine racconta anche le mie fobie, il mio parlare da sola, il mio sentirmi costantemente fuori posto. Un romanzo difficile da classificare.

Di chi è questo cuore è uno dei 12 finalisti al Premio Strega 2019.

Frankenstein - Mary Shelley

L'ho letto con deferenza, essendo un classico della letteratura e soprattutto consapevole di quanto abbia potuto influenzare l'immaginario collettivo di ieri e di oggi. Tutti i film, le parodie, le immagini indelebili e l'idea che ci siamo fatti di questo "mostro" lo fanno percepire come se fosse una nostra conoscenza di lunga data. In effetti penso che molto merito abbia avuto chi ha saputo creare questo mito, partendo dal romanzo. Esso è cupo e disperato dall'inizio alla fine e a stento ho trovato nel libro il significato che ne è stato trasposto nei film. Certo c'è la difficoltà insuperabile del diverso di essere accettato e capito per ciò che è realmente, la cattiveria come reazione all'insensibilità, la lotta tra creatura e creatore di biblica memoria, ma tutto è a livello embrionale e non sviluppato. Non chiarito, come poi ha fatto il tempo ed i vari adattamenti, realizzati da persone più perspicaci di un distratto lettore. Non ho neanche desunto che il mostro fosse "composto" da pezzi di cadaveri, pensa un po'. Lo guardo ancora con deferenza, un vero masterpiece se la sua potenza è dirompente durante i secoli. Alla fine però, un po' noioso.