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Gli ultimi messaggi del Forum

Sender Prager - I. J. Singer

E' un breve, magistrale romanzo di uno dei più grandi scrittori del 900: il polacco Israel Jousha Singer. Sender Prager, proprietario di un ristorante di Praga, ha sedotto tutte le cameriere del suo locale, lasciando credere a ciascuna di loro che l'avrebbe sposata. Decide, invece, di unirsi in matrimonio con Edye, una signorina di buona famiglia. Per le sue nozze, Sender prepara una grande festa. Ma le cameriere "sedotte e abbandonate" meditano vendetta.

La straniera - Claudia Durastanti

In rete e sui quotidiani si trovano molte belle recensioni su La straniera di Claudia Durastanti. 35 anni, scrittrice traduttrice, accidental american: nata a Brooklyn da genitori italiani, tornata in Italia, a sei anni, in un paesino lucano in cui c’erano più capi di bestiame che persone, trasferitasi a Roma per studiare Antropologia alla Sapienza e poi emigrata a Londra nel 2011, dove vive attualmente.
Le belle recensioni parlano di una scrittura forte e abile, della ricchezza del vocabolario, dell’originalità nell’affrontare il presente e saperci ragionare sopra. Generalmente non leggo tanti romanzi italiani contemporanei, però negli ultimi mesi ne ho presi in prestito più del solito. Non so se sia casuale questo desiderio di molti autori nostrani di parlare di sé, di raccontare sprazzi della propria esistenza anche quando la vita è così rocambolesca da trasformarsi facilmente in un romanzo. Lo è quella della Durastanti, non tanto per le sue continue migrazioni, quanto per esser figlia di genitori entrambi sordi, indisciplinati e anarchici, passionali e violenti. Personalità forti e ingombranti per una figlia che passa da un’infanzia e un’adolescenza solitaria ad una vita da adulta apparentemente libera da condizionamenti, come lo è stata quella di sua madre.
Un po’ memoir, un po’ romanzo, un po’ lessico familiare, diverse riflessioni e digressioni culturali sull’essere stranieri:
"Possiamo fallire una storia d’amore, il rapporto con una madre. Ma quando una città ci respinge, quando non riusciamo a entrare nei suoi meccanismi più profondi e siamo sempre dall’altra parte del vetro, subentra una sensazione frustrata di merito, che può farsi malattia. Straniero è una parola bellissima, se nessuno ti costringe a esserlo; il resto del tempo, è solo il sinonimo di una mutilazione, e un colpo di pistola che ci siamo sparati da soli".

Claudia Durastanti sa raccontare; entri ed esci da stanze con bucce di mandarino sul divano e calzini di spugna anneriti dall’andare scalzi, finisci in soffitta a leggere decine di libri, marinando ripetutamente la scuola; cammini tra le strade di Londra, ripercorrendo le vicende di Mary Wollstonecraft, Mary Shelley e Anna Bolena.
La straniera è un libro scorrevole, scritto con una lingua elegante, un ricco vocabolario e diversi spunti di riflessione (a partire dai concetti di identità e appartenenza). Però non mi ha convinto. Gli ultimi capitoli, poi, mi hanno dato il colpo di grazia: molto filosofeggiare sull’amore e sulle vicende sentimentali dell’autrice che hanno fatto girare rapidamente le pagine per chiudere il libro e restituirlo presto alla biblioteca.

Diario di uno scrittore in pigiama - Dany Laferrière

Semmai avessi avuto voglia d'iniziare a scrivere, m’è passata dopo aver ascoltato Dany Laferrière a Libri come, lo scorso marzo, ed è scomparsa definitivamente dopo aver letto il suo Diario di uno scrittore in pigiama. Non importunerò scrittori contemporanei con telefonate assurde a ora di cena né invierò manoscritti a destra e manca. Continuerò ad essere l’altro lato della catena, quella che sbocconcella libri presi in prestito dalla biblioteca o cede a raptus di acquisti compulsivi portando a casa romanzi che non sa più dove stipare né quando leggere. Insomma, continuerò a fare la lettrice, senza negarmi il piacere d’ascoltare dal vivo scrittori ironici e irriverenti come l’haitiano-canadese Dany Laferrière. A Libri come, per l’appunto, subito dopo aver risposto a una domanda di Annalena Benini (maniacale nell’esplorare le vite degli scrittori e il loro rapporto con la scrittura), bisbiglia qualcosa alla traduttrice, si alza e se ne va in bagno, come nulla fosse, mentre la sala mormora imbarazzata Ma dove va?
Dany Laferrière dichiara d’aver scritto Diario di uno scrittore in pigiama per dare una risposta definitiva ai tanti aspiranti scrittori - scocciatori che lo chiamavano ad ora di cena chiedendo consigli di scrittura o che stavano lavorando a una tesina. «Con questo libro pensavo di poterli fregare, rispondendo a tutte le loro domande ed evitando fastidiose telefonate. Invece ora mi chiamano per interrogarmi sul libro e sul perché abbia dato questo o quel suggerimento».
Sebbene non sia posseduta dal sacro fuoco della scrittura, ci sono almeno tre cose che inizierò a fare dopo aver letto Diario di uno scrittore in pigiama:
- portare sempre con me un taccuino (è vero, la faccio già. Ma poi lo uso pochissimo fidandomi della memoria. Che inizia a perder colpi).
- Leggere con accanto un bicchiere di vino. Ce n’è parecchio tra le pagine di Laferrière, il quale associa la lettura al vino e la scrittura al caffè (ognuno ha i suoi gusti. Visto che devo ridurre il numero di caffè giornalieri…)
- Trascorrere una giornata immersa in una vasca da bagno (che non ho) e uscirne solo a lettura ultimata, trasformandomi in un lettore acquatico.
- Leggere, leggere, leggere. E di spunti di lettura in Diario di uno scrittore in pigiama ce n’è a bizzeffe.

"Resto convinto che la migliore scuola di scrittura sia la lettura. È leggendo che s’impara a scrivere. I bei libri formano il gusto. E i nostri sensi si acuiscono. Sappiamo che una certa frase suona bene perché ne abbiamo lette tante altre ben scritte. Il ritmo e la musica finiscono per scorrerci nelle vene. Il giudice è invisibile perché è annidato in noi. Ed è un giudice spietato. Critica le nostre scelte in fatto di libri, i nostri gusti, le nostre idee, le nostre intenzioni. Non gli sfugge niente. È una nuova identità."

Aldo Moro - Guido Formigoni

Lo storico Guido Formigoni ricostruisce la vicenda umana e politica dello statista pugliese. La tragica morte ha nascosto molti aspetti della personalità di Moro. Molto ben trattata è la parte relativa al programma di Moro: portare nell’area della democrazia più forze politiche possibili, in pratica attrarre il PCI verso l’area governativa, questo soprattutto dopo il boom economico e il 68, dove la società italiana correva il rischio di avere una parte della popolazione che non si riconosceva nello Stato. Lo scopo politico di Moro non era quello di portare i comunisti al governo, ma di renderli difensori della democrazia e di far nascere una revisione ideologica nel PCI.
L’autore dice di non credere nel coinvolgimento degli USA nella sua tragica fine, portando prove dei buoni rapporti con Kennedy e delle frizioni con Nixon e Carter. Inoltre si mostra scettico sulla volontà dei sequestratori di volere trattare con lo Stato nei giorni del rapimento, non negando il fatto che ci siano state trattative private.

Di chi è questo cuore - Mauro Covacich

Inizia da un ecocardiogramma in un centro di medicina dello sport, l’ultimo libro di Mauro Covacich, Di chi è questo cuore. Il cuore è il suo, del Covacich runner, fanatico della corsa, del nuoto, cultore del corpo e della prestazione fisica perfetta. Anche dopo i 50 anni. Anche se nella vita fai lo scrittore e non vivi di corsa. Ma il runner convinto finisce per organizzare la sua giornata intorno alla corsa e talvolta pensa che senza la corsa non potrebbe vivere.
Se la corsa è la tua passione, sai di cosa sto parlando e comprendi il trauma di Covacich davanti al mancato rinnovo del certificato per attività agonistica, motivato dalla frasetta della cardiologa: “Eh sì, per un po’ lei deve stare a riposo”.
Di chi è questo cuore è un romanzo pieno di corpi, di ossessioni, di radio, della Roma del Villaggio Olimpico; è un continuo scrutare le persone che circondano l’autore, alla ricerca della loro duplicità: il modo in cui si presentano all’esterno e la fragilità interiore, le molteplici forme del dolore.
Non ci sono personaggi in questo libro ma persone: quando Mauro Covacich dice io, intende lui medesimo, quando parla della sua compagna, Susanna, si riferisce a Susanna Tartaro, curatrice dello storico programma Fahrenheit, in onda su radio3.
Un libro coraggioso: la sincerità nel mettere su carta brandelli di vita che io, ad esempio, se fossi stata la compagna di Covacich, dubito avrei permesso di fare.
Covacich cerca di placare la sua inquietudine, partire da una sensazione di disagio vissuta in prima persona, per sviscerarla attraverso la scrittura.
Allora perché la mia irrequietezza è aumentata nel corso della lettura? Forse perché mi sono ritrovata in alcune elucubrazioni di Covacich; forse perché in alcune pagine racconta anche le mie fobie, il mio parlare da sola, il mio sentirmi costantemente fuori posto. Un romanzo difficile da classificare.

Di chi è questo cuore è uno dei 12 finalisti al Premio Strega 2019.

Frankenstein - Mary Shelley

L'ho letto con deferenza, essendo un classico della letteratura e soprattutto consapevole di quanto abbia potuto influenzare l'immaginario collettivo di ieri e di oggi. Tutti i film, le parodie, le immagini indelebili e l'idea che ci siamo fatti di questo "mostro" lo fanno percepire come se fosse una nostra conoscenza di lunga data. In effetti penso che molto merito abbia avuto chi ha saputo creare questo mito, partendo dal romanzo. Esso è cupo e disperato dall'inizio alla fine e a stento ho trovato nel libro il significato che ne è stato trasposto nei film. Certo c'è la difficoltà insuperabile del diverso di essere accettato e capito per ciò che è realmente, la cattiveria come reazione all'insensibilità, la lotta tra creatura e creatore di biblica memoria, ma tutto è a livello embrionale e non sviluppato. Non chiarito, come poi ha fatto il tempo ed i vari adattamenti, realizzati da persone più perspicaci di un distratto lettore. Non ho neanche desunto che il mostro fosse "composto" da pezzi di cadaveri, pensa un po'. Lo guardo ancora con deferenza, un vero masterpiece se la sua potenza è dirompente durante i secoli. Alla fine però, un po' noioso.

La briscola in cinque - Marco Malvaldi

Volevo leggere da tanto tempo la serie del Bar Lume ed ho cominciato. Divertente ed all'altezza della fama dell'autore; i personaggi sono simpatici ed il libro è ben scritto. Il fatto di aver intuito chi fosse l'assassino ha soddisfatto il mio ego oltre che le mie aspettative.

Flavia De Luce e il delitto nel campo dei cetrioli - Alan Bradley

Divertente, anche se non entusiasmante. E' chiaro che se "l'investigatrice" è una bambina di 11 anni il giallo non possa non essere condito da arguzia, sentimento e simpatia, il che è sia un pregio che un difetto del libro. Non il classico giallo, per cui un po' delude l'appassionato, ma una storia godibile e ben strutturata che rende amena la lettura. Continuiamo a leggere gli altri della serie, ne vale comunque la pena.

Scritti galeotti - Daria Galateria

Nel volume l'autrice tratta di "Narratori in catene dal 700 a oggi": da Casanova a Flaubert, da Guareschi a Dostroevskij. "Ho imparato molto dai lavori forzati" riconosceva quest'ultimo, che basò "I fratelli Karamazov" su un errore giudiziario scoperto in Siberia e per fare capire che parlava a nome del popolo russo mostrava i polpacci ancora segnati dai ferri. La "clemenza infinita" dello Zar mutò la condanna a morte in lavori forzati: "Non mi ricordo un momento più felice" confessò lo scrittore alla moglie. Nel 1878 lo Zar finì col pregare Dostroevskij di venire a fare la conoscenza dei suoi figli, su cui avrebbe potuto esercitare una fortunata influenza. Il genio russo amava raccontare, in seguito, di come era riuscito a trasformare la morte in straordinaria creatività.

R: La sovrana lettrice - Alan Bennett

Titolo: Piacere o dovere?

Tra i forti lettori il “passa parola” spesso è molto più efficace di qualsiasi consiglio editoriale; per questo motivo devo essere grata a Maria Teresa Improta che mi ha consigliato di leggere “La sovrana lettrice”.

Preferisco iniziare dalle emozioni che ho provato leggendolo.
La prima, mi sono chiesta se Alan Bennet conoscesse personalmente sua maestà la regina Elisabetta II.
La seconda, ho scoperto di non essere l’unica dotata di un forte senso del dovere che mi spinge a mascherare da “obbligo” anche ciò che mi gratifica e che trovo divertente.
La terza, anche una sovrana non tollera la menzogna, tuttavia ha maggiori possibilità di ottenere giustizia, perché se la fa da sé pur non utilizzando più la Torre di Londra.
La quarta, l’intelligenza è una dote, non una qualità e ci aiuta ad essere flessibili, duttili, reattivi.
La quinta, agire con il cuore è pericoloso in quanto l’empatia ci rende teneri (anche se non vorrei parlare come una bistecca, sentenzia sua maestà a pagina 84 della quinta edizione).

Per quanto mi riguarda, non avevo dubbi circa l’utilità di questa nobile attività, trovandomi completamente d’accordo con il noto aforisma di Umberto Eco: “Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita, chi legge avrà vissuto cinquemila anni…”. In ogni caso, “La sovrana lettrice” è molto di più che uno spot pubblicitario racchiudendo tra le sue pagine, in modo brillante, concetti profondi e dinamiche di potere.
Poco prima del suo ottantesimo compleanno, la regina Elisabetta II s’imbatte casualmente nel furgoncino della biblioteca ambulante e, per educazione, accetta un libro in prestito dal signor Hutchings. Qui conosce Norman uno sguattero dai rossi capelli, lettore accanito, che la introdurrà al piacere della lettura. Ovviamente una sovrana non ha tempo per coltivare un hobby, così trova la scusa plausibile che leggere sia un dovere al pari di altri impegni quotidiani. Ben presto, però, la sua esistenza verrà trasformata e arricchita tanto da creare un forte imbarazzo nell’intera corte e in sir Kevin, suo segretario particolare, che la ritengono troppo presa dalla nuova attività, tanto da vivere in modo distratto gli impegni istituzionali.
In un piacevole crescendo la sovrana si impadronirà del potente strumento, scoprirà di avere privilegi incommensurabili anche in campo culturale avendo a disposizione tutte le prime edizioni autografate dagli autori che sono venuti in contatto con la monarchia Britannica perché insigniti di onorificenze o, semplicemente, perché invitati a feste e/o banchetti e troverà il modo di applicare il nuovo strumento ad una conoscenza diversa dei suoi sudditi.
Il finale a sorpresa, ma non troppo, ci proietta nel mondo dei desideri nascosti che ciascuno coltiva, anche Her Majesty the Queen.

Ho riso leggendo come non mi accadeva da tempo, una risata sommessa che mi ha riconciliata con la lettura e mi ha fatto comprendere come questa sia un esercizio da compiere piacevolmente con la maggior frequenza possibile, senza però trascurare il vivere…

Schiavo d'amore - W. Somerset Maugham

Nel 1915 questo capolavoro rese il suo autore molto popolare. E ancora oggi i tormenti del giovane protagonista, uno studente innamorato della donna sbagliata (oltre che poco affidabile), sono attuali e istruttivi.

Corri, coniglio - John Updike

Che cosa genera una società che non è in grado di dare certezze, sicurezze, ideali, scopi ed equilibrio ad un giovane buono nell'animo, ma schiacciato dai propri sogni infranti? Inadeguatezza infinita. Ciò che in uno spirito più molesto avrebbe causato disagio e violenza, in Coniglio (una ex promessa del basket, ancora molto giovane) produce l'incapacità di prendere in mano la propria vita e condurla verso la giusta via. La società moderna - che non sorregge i disillusi - provoca del dolore involontario in una spirale senza fine. Il dolore causato da Coniglio è grande ed offende i sentimenti e le vite soprattutto di coloro a cui vuol bene. Un amore che nel suo caso non riesce a concretizzarsi e lui (personaggio a cui non si può far a meno di affezionarsi perché se ne individua il buon cuore e se ne intuisce l'incapacità involontaria di esprimersi) delude e affligge tutti. Un libro lucido e poetico ma profondamente triste. Forse con il passare degli anni le cose sono cambiate ed ognuno ha trovato il suo modo di fronteggiare la realtà in una società "rullo compressore". Ma l'autore che narra di un particolare periodo storico, in specifiche fasce della società americana, descrive una generazione che di fronte alle responsabilità, trova tristemente una sola possibilità: l'eterna fuga.